Gli Eccellenti tra noi

Era da un po’ che non scrivevo per me, per il mio blog.

Ma questo è un post che con urgenza chiedeva di essere scritto.

Non mi piace parlare delle mie esperienze a caldo.

Troppa emotività e poca razionalità rischierebbero di farmi scrivere con troppo entusiasmo o con troppa vis polemica a seconda che l’esperienza sia stata piacevole o sgradevole.

Così ho imparato negli anni a lasciar decantare le esperienze per poterne raccontare l’essenza, per poterne raccogliere il “residuo fisso” dopo averle fatte evaporare (non a 180°C ).

Questo articolo parlerà di un’eccellenza del nostro panorama imprenditoriale.

E’ inutile iniziare a googlare per cercarla, non la troverai.

Sono le eccellenze silenziose quelle che mi piace raccontare, quelle che cerco come possibili miei clienti e quelle a cui mi piace dar voce su Radio Business City.

Noi umani siamo come strumenti musicali, vibriamo su alcune “note” e su altre no; irrimediabilmente ci troveremo a nostro agio con persone (e aziende in sostanza) che vibrano sulle frequenze che amiamo.

Quella che sto per raccontarvi è la storia di una piccola-media azienda del territorio piacentino. L’ho fatta “decantare attraverso un filtro speciale: l’incontro e l’esperienza di sabato 15 ottobre presso l’Associazione Punto Uno di Milano.

Incontro dal titolo Complessità, innovazione, rete, lavoro, collaborazione, digitale  promossa dall’Associazione Metas  e pensata insieme ad Alessandro Donadio (il titolo alla “Lina Werthmuller” scommetto che è opera di Monica Massola). Il tema è stato proprio quello di pensare alle organizzazioni presenti per ripensare a quelle  del futuro.

Ci siamo chiesti  se avesse e avrà ancora senso parlare di profit e no-profit

Da qui gli hashtag scelti #noborderorg e #eduorg

Abbiamo viaggiato e raccontato tabù che ancora abitano le stanze delle nostre organizzazioni, come il parlare di marketing in ambito socio-educativo o il parlare di “sociale” nelle imprese che “producono”.

Sono stato molto felice e orgoglioso di far parte di questo manipolo di pionieri pensatori che insieme stanno progettando il futuro. Sentirai parlare di noi, abbiamo qualcosa che bolle in pentola.

Adesso è il momento di farti ascoltare le parole, raccontarti prassi che ho vissuto nella mia esperienza come formatore in questa azienda (Marketing strategico e strumenti di attuazione era l’oggetto del percorso).

Per raccontare userò le parole che il titolare dell’azienda e sua figlia mi hanno detto e che mi sono gelosamente appuntato sul quaderno.

“Qui nessuno è entrato competente, chi faceva il falegname, chi lavorava in pastificio…li ho accolti e formati col tempo. So che quando assumo una persona non sarà autonoma prima di 2 anni. Ma è tempo che voglio investire.”

Quanta educazione c’è in queste parole? C’è la dimensione della cura e del tempo affinchè le “cose maturino”. C’è la consapevolezza che è un investimento e quindi un rischio.

L’educazione e le competenze educative  nelle organizzazioni sono come l’olio che permette agli ingranaggi di girare e non consumarsi- Ne puoi fare a meno ma alla lunga gli ingraggi si logorano. Ecco perchè ci vorrebbe un “educatore in impresa”.

“Se hanno bisogno di qualcosa o vedo che hanno qualche inclinazione particolare sanno che me lo possono dire. Noi cerchiamo un corso di formazione adatto e glielo facciamo fare. Il nostro informatico per esempio ha iniziato come meccanico. Poi ho visto che gli piaceva e si sintendeva già un po’ di informatica. Quindi gli abbiamo fatto fare un corso per diventare programmatore. Ora gestisce tutta la nostra parte informatica e sta sviluppando e seguendo un nuovo progetto. Non serve tenere persone scontente.”

Quando mi appuntavo queste parole ammetto che ho rischiato di commuovermi. Sentire delle persone così orgogliose di quello che fanno e con uno sguardo così attento al futuro rafforza la mia speranza che potremo essere migliori.

“Per me formare un tecnico è una scommessa. Io so che potrebbe andarsene e trovare lavoro in 2 settimane. Per questo cerco di rendere questo posto una famiglia. Con dei diritti ma con altrettanti doveri.”

“Pretendiamo che tutto sia in ordine e pulito dopo la giornata, che ogni cosa sia in ordine. Ognuno ha i suoi vestiti che forniamo noi, magliette, pile per l’inverno, giacche a vento. Per noi l’immagine è importante ma deve rispecchiare ciò che siamo realmente.”

Ammetto che la loro officina è molto più pulita dell’ultimo ufficio in cui ho lavorato.

Non sto qui a tediarti con dettagli di strategia aziendale che ha permesso a questa azienda di prosperare e progredire anche in questi anni definiti di “crisi”.

Le parole semplici che ti ho riportato sono uscite dalla bocca di Luigi, Elisa e Giacomo.

L’azienda non partecipa a vari “marketfestival” o “bestpractice forum”; è un ‘eccellenza silenziosa.

Ha  tanto da insegnare ad aziende ben più “evolute e trendy” agli occhi del mercato.

Non fa nè offre servizi “cool” di webdesign o turboempowermentthinking.

Incarna  perfettamente  quanto uscito dall’incontro di sabato 15 a Milano quando Alessandro Donadio disse:

Adattarsi

Non sono le persone che si adattano alle organizzazioni ma le organizzazioni che si devono adattare alle persone

Non ho altro da aggiungere…la riflessione continua.

Ah…dimenticavo…ti stai chiedendo cosa fanno Luigi e sua moglie, Elisa,  Giacomo e tutti gli altri?

Secondo te?

Ti lascio sette giorni per pensarci e lasciare un commento.

Venerdì prossimo ti darò la risposta.

Vediamo se indovini.

 

Ps: Grazie a Marielle Binken, Anna Gatti, Clara Vitali, Paolo Cervari  e Dario Volo (oltre a Monica Massola e Alessandro Donadio già citati)  per aver contribuito alla formazione di questo articolo con i loro contribuiti del 15 Ottobre.

Il grazie più grande va comunque a Luigi, sua moglie, Elisa , Giacomo e tutti i protagonisti di quest’eccellenza silenziosa: il futuro passa da lì.

 

 

 

2016-10-27T17:44:16+00:00